venerdì 18 aprile 2014

G come godo, gatto, gabbiano



Sono giorni che il libro di Silvia Vecchini, illustrato da Marina Marcolin, mi sussurra, mi chiama, mi lega a sé.

E così, anche oggi ho trovato proprio qui la poesia giusta per questi giorni di quiete, di pausa, di silenzio.
 

Quando scrivo una poesia

mi godo tutto il sole come un ramarro

sopra al sasso, un attimo

e sto all’erta – gatto nel buio

dietro al top, pesce nell’acqua

che scatta di lato. Soltanto dopo

somiglio al gabbiano, fermo nell’aria,

un puntino lontano.

 

Silvia Vecchini – Marina Marcolin, Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno, Topipittori

giovedì 17 aprile 2014

Chi non canta in compaGnia...

Se è vero che “chi canta prega due volte”, sono altrettanto convinta che “chi canta impara prima e meglio”. Quale modo più piacevole e divertente per imparare suoni dolci e duri di una stessa consonante, la G? Ed ecco due originali canzoni usciti dalla penna di Piumini e dalle corde della chitarra del suo fido scudiero Caviezel:




Che ci fanno tutti insieme

Che ci fanno tutti insieme

un gorilla, un gufo, un gallo,

un canguro e una gattina,

una lunga e gaia anguilla,

un paguro e una gallina?


Che ci fanno tutti insieme

una languida figura,

una gobba, un luogo, un mago,

una guida ed una gara,

una sega, un rogo e un lago?


Che ci fanno tutti insieme

un garage, un golfo, Ugo,

la gavetta, un lungo rigo,

un’anguria, un guaio, un sugo,

la goletta di Amerigo?



Un galante gorilla


Un galante gorilla

e una gallina sarda

navigavano a galla

per il lago di Garda.

Li vide un goffo gallo

di guardia a una garitta

e gorgogliò uno strillo

così angoscioso e brutto

che si sgolò del tutto.


PIUMINI – CAVIEZEL, Ridi ridì filastrocche di parole difficili, Fabbri Editori

mercoledì 16 aprile 2014

Altri amici con la G (dura)




Che orribile mostro, il Gruffalò! Ha zanne tremende, artigli affilati e denti da mostro di bava bagnati. E poi ginocchia nodose, terribile unghione e un bitorzolo verde in cima al nasone. E come se non bastasse, occhi arancioni, la lingua molliccia e aculei violacei sulla pelliccia.

Per fortuna che il Gruffalò non esiste: è solo l’invenzione di un furbo topino per tenere alla larga chi vorrebbe mangiarselo.

E se invece il Gruffalò esistesse davvero? Niente paura, il topino è davvero molto furbo.

Come incomincia:


“Un giorno un topino allegro e gioioso andò a passeggiare nel bosco frondoso. La volpe lo vide: -Che buon bocconcino!-pensò osservando il bel topolino.

-Ciao topo, lo sai, la foresta è insidiosa… dai, vieni da me che ti offro qualcosa!

-Sei molto gentile, ma dico di no: mi vedo per cena con il Gruffalò.

La volpe gli chiese: -E chi sarà mai?

-Ma come, davvero tu non lo sai?”


DONALDSON J. – SCHEFFLER A., A spasso col mostro, Emme Edizioni 1999 Trieste

 
 

 

“Arriva il gatto!” L’allarme giunge dal cielo, dal topo di vedetta su di una mongolfiera. Subito la voce corre di bocca in bocca, dai topi campagnoli dediti all’orto a quelli in viaggio sul treno, per arrivare in un baleno in città. Per le strade, nei cantieri, nelle case, nei negozi -e sulle pagine del libro- una sola frase, concitata, è sulla bocca di tope eleganti e modesti sorci, di ratti operai e di vetuste pantegane:“Arriva il gatto!”.Ed ecco stagliarsi sulla folla -enorme testone, orecchie a punta, grandi baffi- l’imponente ombra di un gigantesco felino. È la fine per i topi o forse l'inizio di un’amicizia?


ASCH F., Arriva il gatto!, Orecchio Acerbo






Tutti i gufi penano molto, anche quelli piccoli come Sara, Bruno e Tobia. Specialmente di notte, nel bosco, mentre aspettano che Mamma Gufa torni al nido, dopo la caccia. All'inizio si sentono coraggiosi, ma man mano che il tempo passa cominciano ad avere paura. E se la mamma non tornasse più? Una storia che permette ai piccoli lettori di superare la paura dell'abbandono, di rivivere la solidarietà fra frateli, i piccoli atti di autonomia e la felicità del ricongiungimento con i genitori.

WADDELL M., I tre piccoli gufi, Mondadori


 

Guglielmo è un vermetto che vive solo e soletto a sinistra di un albero. Anche Marta è un vermetto e vive sola e soletta a destra dell'albero. Un bel giorno, una grossa pera succosa cade per terra nel giardino e Guglielmo e Marta si ritrovano legati da molti punti di vista...

PETR H., Guglielmo e Marta, Phaidon







Cosa c’è di più terribile per una piccola foca che aver paura dell’acqua alta? Gastone sa nuotare, ma solo vicino a riva,dove l’acquaè bassa e limpida. Tutti provano ad aiutarlo a sconfiggere questa paura: il papà, la mamma, persino il fratello Atenore. Nessuno di loro ce la fa, finchè un giorno a un gruppo di piccole foche dalla scogliera cade la palla.

Come incomincia:


“Le piccole foche agitarono le pinne. La grande foca dai baffi rossi aveva appena soffiato nel fischietto. – Via! – disse, fissando con severità la prima foca della fila. Gastone allora camminò fino al bordo della scogliera. Là sotto il mare era di un azzurro chiarissimo. Gastonelo guardò con la coda dell’occhio.”


LOCATELLI A., Gastone ha paura dell’acqua, Il Battello a Vapore Piemme Junior




L’alce Gustavo, nato con un paio di corna enormi, da sempre si sente diverso e diventa un tipo solitario. Un giorno, però, a causa di due orsi ubriachi e attaccabrighe, uno dei suoi corni si spezza. Per fortuna, Gustavo incontrerà Babbo Natale…


Come incomincia:

“Gustavo potrebbe essere in tutto e per tutto un alce normale. Ama passeggiare nei boschi, mangiare funghi e mirtilli, spaventare gli automobilisti. La sua vita potrebbe trascorrere tranquilla e serena come quella di tutti gli altri alci. Potrebbe. Questo è il punto. Perché in realtà Gustavo non è affatto un alce come tutti gli altri.”


KRIEGEL V., L’alce Gustavo, Il Castoro bambini

 

martedì 15 aprile 2014

Gallo cristallo

Una fiaba tradizionale italiana (dalle Marche, dalla raccolta “Fiabe italiane” di Italo Calvino) che tutti dovrebbero conoscere.

L'Uccel Belverde e altre fiabe italiane

 


Gallo cristallo

C’era una volta un gallo che andava girando per il mondo. Trovò una lettera per strada, la raccolse col becco, la lesse; diceva:
Gallo cristallo, gallina cristallina, oca contessa, anatra badessa, uccellino cardellino vanno alle nozze di Pollicino.
Il gallo si mette in cammino per andarci, e dopo pochi passi incontra la gallina:
“Dove vai, compare gallo?”
“Vado alle nozze di Pollicino”.
“Ci vengo anch’io!”
“Se ci sei nella lettera” E ci guarda; legge:
“Gallo cristallo, gallina cristallina…
“Ci sei, ci sei: allora, andiamo.”
E si mettono in viaggio tutti e due. Dopo un altro po’ incontrano l’oca.
“Oh, comare gallina e compare gallo, dove andate?”
“Andiamo alle nozze di Pollicino”
“Ci vengo anch’io?”
“Se ci sei nella lettera”. E il gallo riapre la lettera e legge:
“Gallo cristallo, gallina cristallina, oca contessa …
“Ci sei; e andiamo!”
Cammina cammina tutti e tre, ed incontrano l’anatra.
“Dove andate, comare oca, comare gallina e compare gallo?”
“Andiamo alle nozze di Pollicino”
“Ci vengo anch’io?”
“E sì, se ci sei”. Legge:
“Gallo cristallo, gallina cristallina, oca contessa, anatra badessa …
“Ci sei: e be’, vieni anche tu!”
Dopo un altro po’ incontrano l’uccellino cardellino.
“Dove andate, comare anatra, comare oca, comare gallina e compare gallo?”
“Andiamo alle nozze di Pollicino”
“Ci vengo anch’io?”
“E sì, se ci sei!” Riapre la lettera:
“Gallo cristallo, gallina cristallina, oca contessa, anatra badessa, uccellino
cardellino…
“Ci sei anche tu”. E si misero in cammino tutti e cinque.
Ecco che incontrarono il lupo.
Anche il lupo chiese dove andavano.
“Andiamo alle nozze di Pollicino!” Rispose il gallo
“Ci vengo anch’io?”
“Sì, se ci sei!” E il gallo rilesse la lettera:
“Gallo cristallo, gallina cristallina, oca contessa, anatra badessa, uccellino
cardellino…
Ma il lupo non c’era.
“Ma io ci voglio venire!” Disse il lupo.
E quelli, per paura, risposero: “… e andiamo.”
Fatti un altro po’ di passi, il lupo disse tutt’a un tratto:
“Ho fame”
Il gallo gli rispose: “Io da darti non ho niente…”
“Allora mi mangio te!” E il lupo spalancò la bocca e se lo inghiottì sano sano.
Dopo un altro po’ di strada, ripetè: “Ho fame”
La gallina gli rispose come aveva risposto il gallo, e il lupo s’ingollò anche lei. E così fece con l’oca e così con l’anatra.
Rimasero soli il lupo e l’uccellino. Il lupo disse:
“Uccellino, ho fame!”
“E che vuoi che io ti dia?”
“Allora mi mangio te!” Spalancò la bocca… E l’uccellino gli si posò sulla testa.
Il lupo si sforzava d’acchiapparlo, ma l’uccellino svolazzava di qua, svolazzava di là, saltava su una frasca, su un ramo, poi tornava sulla testa del lupo, sulla coda, e lo faceva ammattire.
Quando il lupo si fu stancato perbene, vide lontano venirsene una donna con una canestra sulla testa, che portava da mangiare ai mietitori. L’uccellino chiamò il lupo:
“Se mi salvi la vita, io ti faccio fare una mangiata di tagliolini e carne, che quella donna porta ai mietitori. Perché lei, quando mi vedrà, mi vorrà acchiappare, io volerò via e salterò da una frasca all’altra.
Lei poserà la canestra per terra, e tu potrai mangiarti tutto.”
Difatti, venne la donna, vide l’uccellino così bello, e subito stese la mano per pigliarlo, ma quello s’alzò un tantino.
La donna posò la canestra e gli corse dietro. Allora il lupo andò alla canestra e mangiò.
“Aiuto! Aiuto!” Grida la donna.
Arrivano tutti i mietitori, chi con la falce, chi col bastone, saltano sul lupo e l’ammazzano.
Dalla pancia saltano fuori sani e salvi il gallo cristallo, la gallina cristallina, l’oca contessa, l’anatra badessa e insieme all’uccellino cardellino riprendono il cammino.
Gallo cristallo, gallina cristallina, oca contessa, anatra badessa, uccellino cardellino, vanno alle nozze di Pollicino.
 
Italo Calvino, Fiabe italiane, Mondadori





 
(da notare, sulla lettera, l'elenco degli invitati e la croce sul nome del lupo!)



 
 
(qui invece un'esperta mi ha fatto notare che
l'uccellino "caritelino" meriterebbe una fiaba a sè)
 
 


 
 
 



lunedì 14 aprile 2014

Guizzino

Quante cose può insegnare una storia, e probabilmente senza che l’autore (se è davvero un grande) ne abbia l'intenzione!

Ad esempio:

a non avere paura, ad avere coraggio, a distruggere la paura;

che non ci si deve mai arrendere;

a stare uniti, a stare insieme, a lavorare insieme, a essere un gruppo, a essere amici, ad aiutare gli amici quando sono in pericolo;

a scappare dai guai, a correre via dal pericolo;

a combattere contro il destino, a proteggere la propria famiglia, a difendere i piccoli, a far scappare i prepotenti;

che se magari ti prendono un tuo amico, non ti devi mai arrendere e devono lasciarlo andare;

a scoprire, conoscere nuovi amici, conoscere tutto l’oceano, trovare nuovi mondi;

a trovare una soluzione;

che i piccoli sono più forti dei grandi;

a non perderci, a ritrovarci;

a tenere il mare pulito;

a non fare brutte cose, come il tonno che era affamato e li ha mangiati tutti…ma non poteva mangiare un altro gruppo? – i tonni si potevano mangiare tra loro – il destino degli animali è mangiarsi tra loro;

a dar da mangiare agli animali:

a imparare a pescare;

a mangiare il pesce perché fa bene al cervello;

che tutti noi bambini della scuola formiamo un uomo gigante.



Tutto questo, in una sola storia...







Guizzino è l'unico pesciolino nero in mezzo ad un banco di pesci rossi. Un giorno un grosso pesce famelico divora tutti, tranne Guizzino, che riesce a scappare.






Dopo i primi momenti di paura,



ricomincia a vagare per i mari scoprendo la bellezza dei fondali marini e dei suoi abitanti.






Incontra così un altro banco di pesci rossi, che vive nascosto tra gli scogli per paura dei grossi pesci. Li convince a tornare a vivere senza paura e tutti insieme sfidano l'ira e il terrore dei pesci più grossi riconquistando la libertà.








Come incomincia:

“In un angolo lontano del mare, viveva una famiglia di pesciolini rossi. Solo uno era nero come una cozza. Nuotava più veloce degli altri. Si chiamava Guizzino.
Un brutto giorno un grosso tonno, feroce e molto affamato apparve tra le onde. In un solo boccone ingoiò tutti i pesciolini rossi. Solo Guizzino riuscì a fuggire.
Nuotò lontano. Era spaventato. Si sentì solo e molto triste.
Ma il mare era pieno di sorprese e a poco a poco, nuotando tra una meraviglia e l’altra, Guizzino tornò a essere felice. Vide una medusa piena dei colori dell’arcobaleno.



LIONNI L., Guizzino, Babalibri


domenica 13 aprile 2014

G come gazza

 http://www.topipittori.it/sites/default/files/copertine-libri/POesie-notte.jpg

G come gazza

Arriva la gazza
dalla testa nera
sento dal letto
il suo richiamo

becca il pane,
beve al sottovaso
della terrazza,
ruba un giocattolo
di plastica
scordato-
il ticchettio delle zampe
entra piano nel sogno-
si appollaia
sul comodino,
se mi giro
apre le ali
è già chiaro

è mattino
.

Silvia Vecchini, Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno, Topipittori

sabato 12 aprile 2014

Metti una G in un albero























Metti una G in un albero

Metti una G in un albero,
e diventa un albergo:
ma se l’albergo è pieno,
il merlo non ci sta.

Metti una G in un albero,
e diventa un albergo:
ma se l’albergo è pieno,
il merlo, dove va?

Togli la G dall’albergo,
e ridiventa un albero:
allora, sopra un ramo,
il passero o l’allodola,
il canarino o l’averla,
sentendo il suo richiamo,
si sposterà più in là,
e il merlo ci starà.

Roberto Piumini & Carll Cneut, La casa di Topo Pitù, Topipittori

http://www.topipittori.it/it/catalogo/la-casa-di-topo-pitù