sabato 27 settembre 2014

Adesso che so leggere





Adesso che so leggere
le parole scritte
leggo a mio fratello
le storie che non sa
Basta, non ne ho voglia
gli ho detto ieri sera
arrangiati da solo!

e lui che non sa leggere
col libro a gambe in su
mi ha letto serio serio
una storia che non c’è
Una storia che volava
e così a gambe in su
che le parole scritte
non la prenderanno mai

Giusi Quarenghi, E sulle case il cielo, Topipittori






venerdì 26 settembre 2014

I bambini scrivono, ovvero Non di sole Invalsi vive la scuola



Quando penso ai miei bambini li immagino mentre giocano, disegnano, leggono o scrivono. Mentre leggono per puro piacere, ovvio, non per rispondere a delle domande, crocettando qui e là la risposta giusta, non per dimostrare a maestri e ministeri di aver compreso tutto (concordanze, significati espliciti e impliciti, ortografia e grammatica) ma perché leggere è bello, divertente, perché chi legge vive mille vite, e forse impara a vivere meglio anche la propria.

E poi li immagino scrivere: non a riempire schede su schede con CU/QU/CQU O SCE/SCI/SCIE, o con l’H da mettere o togliere, per poi dimenticarsene un istante dopo. Li immagino scrivere su un quaderno un po’ rabberciato e forse sporco di cioccolato o succo di frutta, con sabbia fra le pagine o fili d’erba e fiori sparsi qua e là. O meglio ancora, su fogli piegati, tagliati e incollati (a volte con lo scotch) a formare dei minuscoli, inimitabili libretti, copie uniche preziosissime da riguardare fra qualche anno con tenerezza e qualche sorriso.
 
Li immagino così, dunque: e penso a quel che si perdono le prove Invalsi, che pensano di poter fotografare la scuola italiana dimenticando la scrittura creativa, la produzione spontanea e personale, la lettura come regalo. Penso che questi test possano forse essere una fotografia reale di alcune competenze più o meno raggiunte: reale, sì, ma parziale, come se di un volto inquadrassimo solo l’orecchio, o il mento, pretendendo da quel particolare di leggerne tutto l’insieme. 

E allora, ecco una piccola parte di ciò che l’Invalsi non potrà mai valutare:















giovedì 25 settembre 2014

L'alfabeto delle fiabe



Spesso, nel mio lavoro, i libri determinano le attività che svolgo in classe. Talvolta invece capita che sia l’attività a chiamare, magicamente, un libro, uno solo, proprio quello.

Qualche giorno fa, mentre i bambini, a gruppi, realizzavano i loro diversi alfabeti, qualcuno ha esclamato: “Potevamo fare l’alfabeto delle fiabe!”.
Era vero; e in quel momento il mio pensiero è immediatamente corso a questo libro







che ancora non avevo avuto l’opportunità di utilizzare con i bambini.

Il vantaggio di una libreria personale ben fornita è proprio questo: nel pomeriggio il libro era fra le mie mani, pronto per essere letto in classe.

Prima, però i bambini, in autonomia, hanno cercato di riempire le righe vuote, tentando di trovare protagonisti, luoghi, elementi caratteristici della fiaba. E non di una soltanto: Biancaneve non andava bene, principessa invece sì.






Il libro ci ha aiutato a trovare parole e riempire spazi rimasti vuoti. Ma, soprattutto, ci ha raccontato, nella lingua magica della poesia, le più grandi verità, non solo delle fiabe, ma della vita stessa.








mercoledì 24 settembre 2014

L'alfabeto della scuola



















(liberamente tratto da L’alfabeto della scuola, di Nicoletta Costa, Emme Edizioni)