domenica 12 maggio 2013

I come IO



L’unione di due semplici vocali fa scaturire un mondo intero: quello di un bambino che si differenzia dall’altro da sé, scoprendo la propria unicità, fino a quando… 
Come incomincia:

(grandi sagome nere dei genitori, la mamma è in attesa)
( culla) IO

LA MIA MAMMA
IL MIO PAPA’

I MIEI NONNI
LA MIA PALLA

IL MIO CANE

LA MIA CASA

(il bambino è accanto alla mamma in attesa)

(il bambino è leggermente discosto dalla culla)

(dall’interno della culla si leva il fumetto) IO

COTTIN M., Io, Gallucci

Proposte didattiche: lingua italiana

La vocale I


 
Realizziamo per ogni bambino un libretto sulla falsariga di quello appena presentato, facendo ritagliare le sagome dal cartoncino nero, oppure disegnandole, fotocopiandole e chiedendo ad ogni bambino di colorarle col pennarello nero. Accanto ad ognuna facciamo scrivere la relativa didascalia.

Chiediamo poi ai bambini, aiutati dalle immagini, di leggere le poche parole presenti sul libro. Il protagonista, IO, parla di sé in prima persona, riferendo ogni familiare, animale o oggetto, a se stesso, fin quando arriva un’altra individualità, un nuovo IO.

E ora, cosa succederà al primo IO?

 
IO SONO… IO SO…

 
Scriviamo alla lavagna la frase

 
IO SONO
 
e chiediamo ai bambini di ricopiarla sul quaderno, completandola con il proprio nome.

Poi chiediamo loro di riscriverla nuovamente, sotto due quadretti, e di completarla secondo le nostre indicazioni

 
…UN BAMBINO/UNA BAMBINA

…UN MASCHIO/UNA FEMMINA



oppure aggiungendo gli opportuni aggettivi qualificativi suggeriti dai bambini stessi:

…BELLO/BELLA

…SIMPATICO/SIMPATICA

…INTELLIGENTE

 
Possiamo mettere in atto con i bambini una prima riflessione su maschile/femminile: come cambiano i nomi e gli aggettivi? Cambiano tutti? Cambiano allo stesso modo? Perché “intelligente” non cambia? Conosciamo altre parole che non cambiano genere?

E poi…Che differenza c’è tra un bambino e una bambina, tra un gatto e una gatta, tra un maestro e una maestra? E, provocatoriamente, perché la femmina non si chiama “maschia”, o il maschio non si chiama “femmino”? E perché papà e Luca sono maschi, anche se finiscono con A?

 
Spostiamo ora l’attenzione da IO SONO a IO SO: in fondo, basta togliere una piccola sillaba!

Quante cose sa già fare un bambino!

Scriviamo alla lavagna, e facciamo copiare

IO SO

e scriviamo tutte le azioni, i verbi, che i bambini sanno fare. Lasciamoli liberi di non scrivere i verbi in cui non si riconoscano delle competenze: anche questo è un passo importante nella consapevolezza di sé, delle proprie capacità, come dei propri limiti, che possono diventare, se lo si desidera, una molla per perseguire nuovi obiettivi.

 
Da IO a MIO

Da IO a MIO il passo è breve, e non solo perché basta aggiungere una M iniziale: l’egocentrismo del bambino, che a questa età e in quest’epoca non è facile superare, rende la propria individualità semplicemente ed egoisticamente esprimibile con un semplice aggettivo possessivo. Se IO sono al centro del mondo, sia del mio piccolo casalingo che di quello esterno, tutto sarà MIO, sottoposto alle mie necessità e ai miei desideri. La relazione equilibrata con l’altro si costruisce invece proprio a partire dal riconoscimento anche delle necessità e dei desideri altrui.

Riprendiamo quindi l’albo iniziale, o in alternativa i due menzionati in seguito, e chiediamo ai bambini di scrivere e disegnare sul proprio quaderno

IL MIO… / LA MIA…

dando suggerimenti dove necessari o lasciando libero spazio ai loro pensieri.

 
Da IO a NOI

Prepariamo tante tessere bianche di cartoncino quanti sono i bambini della classe moltiplicati per due. Distribuiamole e chiediamo di scrivere su una I e sull’altra O. Avviciniamole per formare la parola IO e poi scambiamo loro di posto. Distribuiamo ora ad ogni bambino un cartoncino con scritta la lettera N e chiediamo loro di accostarla a OI. Abbiamo ottenuto la parola NOI.

Chiediamo ora ai bambini cosa significhi questa parola e conduciamoli, attraverso la discussione, alla consapevolezza che tanti IO, ma anche solo due IO, messi insieme, diventano NOI (possiamo eseguire questa attività in palestra, realizzando tanti piccoli insiemi di IO, uno per ogni cerchio, e altri insiemi di NOI, proponendo ai bambini di aggregarsi prima liberamente, poi tutti insieme, e formando con le funicelle un unico grande insieme).

 
Scrivo e disegno IO

Chiediamo ai bambini di piegare la pagina a metà; proponiamo loro di disegnare sulla parte sinistra del foglio una I (se si utilizzano i quadretti da un centimetro, almeno 10), facciamola ripassare con un pennarello o un pastello colorato e chiediamo di disegnare intorno ad essa il proprio autoritratto a figura intera, come se la I fosse un asse di simmetria del proprio corpo. Sulla parte destra, facciamo disegnare una O, affiancata e alta come la I (possiamo aiutare i bambini a rispettarne le dimensioni segnandone il punto più alto e più basso), ed utilizziamola come base per il disegno del proprio viso.

Sotto il disegno così ottenuto, scriviamo la frase

 
QUESTO SONO IO

 
ripassando il pronome con lo stesso colore utilizzato per le due lettere del disegno precedente.